IL CASTELLO MALGRA’

 

 

La costruzione del Castello Malgrà risale agli inizi del 1336, ad opera della famiglia guelfa dei Conti di San Martino, diretti discendenti della stirpe di Arduino d’Ivrea primo Re d’Italia, assieme ai cugini rivali e ghibellini Conti di Valperga.

Il nome Malgra‘ secondo lo storico Luigi Palma di Cesnola, deriverebbe dal temine “malgrado“, in quanto il castello venne edificato probabilmente nonostante la contrarietà dei Valperga, a quel tempo già proprietari della roccaforte “Castellazzo” all’interno dello stesso borgo di Rivarolo. 
E’ quindi immaginabile quanto fosse notevole la litigiosità di tali signori, che non solo erano in costante lite tra loro spaccando il medesimo borgo in due poteri locali, ma anche esternamente, in costante lotta di potere ed espansione con le altre signorie piemontesi dei Monferrato, dei Biandrate, dei Castellamonte, dei Masino, degli Acaja e dei Savoia, senza citar poi le alleanze e le diatribe con alcuni altri grandi casati Italiani.

Come se non bastasse, in questo costante clima di attriti, andavano ad aggiungersi le frequenti incursioni e scorribande dei “tuchini“, secondo l’antico francese provenzale “touchia” (boscaglia), termine per indicare banditi e ribelli armati che insorgevano contro lo strapotere dei signori feudali.

Questo travagliato e persistente stato di belligeranza, mutò profondamente la storia di questa roccaforte e del suo borgo, che nel XIV sec. subì diversi interventi di ampliamento e rafforzamento militare, sino a diventare un’eccelsa dimora signorile.

Il castello nelle lotte tra i signori canavesani sino alla metà del XIV sec. 

Pochi anni dopo la costruzione del castello,  il partito ghibellino dei Valperga assoldò a Milano 300 barbute tedesche capitanate da Nicolò de Medici e dal condottiero di ventura Malerba. Il Borgo di Rivarolo per quanto difeso da circa 600 uomini fu conquistato, incendiato e saccheggiato, mentre il castello del Malgra’ di recente costruzione riuscì a resistere faticosamente ai ripetuti attacchi armati.

In risposta i San Martino, ottenuto l’appoggio di Guido di Mantova e di Saraceno Cremaschi, assalirono l’anno seguente il Castellazzo dei Valperga, rovinandolo assieme alle costruzione dei ghibellini rivarolesi.

Un ulteriore aiuto da parte di Giovanni II del Monferrato permise ai Valperga di espugnare nel 1343 il Castello di Malgra’.

Nel 1349 una sentenza arbitrale del vescovo Giovanni Visconti, in una vertenza tra il Conte di Savoia ed il Marchese del Monferrato stabilisce la proprietà del castello al conte Amedeo VI di Savoia il “Conte Verde”, che vede in quest’occasione una preziosa possibilità di legare a se il borgo di Riparolo, in prospettiva strategica di un punto di collegamento a metà strada tra i suoi possedimenti in Val di Susa, Valle di Lanzo, Canavese sino alla più lontana Valle d’Aosta, anche grazie all’appoggio dei fidati Challant di Aosta.

I signori di Valperga tentano per un ultima volta la ripresa del castello assoldando le truppe inglesi del Capitano Robin del Pino, che vengono però immediatamente contrastate e vinte dalle armate sabaude.
A partire dal 1352, “per patti e per denaro il Castello rimane di fatto proprietà del ramo principale dei Savoia, che riconcede in feudo, il borgo ed il suo castello, ai Conti San Martino di Rivarolo.

Da qui in avanti, la storia del Borgo di Rivarolo e del suo Castello Malgra’, assieme a quella di molti altri comuni canavesani, si intreccia indissolubilmente alle figure più di rilievo di casa Savoia, a partire da Amedeo VI “Il Verde”, Amedeo VII “Il Rosso”  sino ad Amedeo VIII “Il Pacifico”, i quali grazie alle concessioni basilari riconosciute alle comunità dai liber statutorum e dalle franchigie, contribuirono ad unificare e rendere fiorentissima questa terra, che dalla fine del XIV sec. conobbe il suo periodo di maggior prosperità.

Il Borgo e la sua attività commerciale

Il primo documento originale oggi noto riguardante il Borgo di Rivarolo risale al 1141 e conservato presso l’archivio storico di Vercelli.
Grazie a questo documento è possibile apprendere di come esistesse già in quel tempo un ricco ed attivo mercato, che rendeva il borgo un punto commerciale strategico posto tra il Canavese, le Valli di Lanzo e la Val Susa, tra quello che era un crocevia tra Italia e Nord Europa.

Un importante testimonianza della seconda metà del XII sec., ci riporta sulla cosiddetta  “Curadia “, ovvero la tipica tassazione sulle merci che spettava ai signori locali. Da questo testo si deduce quindi quanto nel borgo si svolgessero varie contrattazioni mercatali, di come affluissero le merci più svariate e mercanti da ogni dove che per poter accedere dovevano appunto pagare il dazio doganale.

All’interno della comunità, l’organismo della Credenza cittadina disponeva del diritto di redigere gli statuti, purché con l’assenso del castellano e comunque non contrariamente al potere Sabaudo, oltre regolare ed amministrare la giustizia, la sicurezza pubblica e soprattutto ordinare lo svolgimento della vita economica legata al borgo.
Essa disponeva del potere per stabilire regole specifiche sulle produzioni artigianali, sulla vendita dei prodotti e sul mercato, sulle corporazioni di mestiere e sulle opere assistenziali.

Nonostante le devastazioni di terre e prodotti subirono ingenti danni per decenni, sul calare del ‘300 la comunità del borgo di Riparolo si dimostrò fiduciosa nei confronti del Casato Sabaudo, accettando anche gli oneri imposti nella speranza di lavorare per un futuro migliore.
Il relativo benessere dei secoli successivi deriverà anche da questa scelta lungimirante che conseguirà ad un periodo di tranquillità e crescita per il resto del XIV e XV sec.

Bibliografia

 

– Rivarolo Canavese CIttà 1863 – 2013, Ass.ne Amici del Castello Malgrà;
– Statuti e Franchigie nella Cirie’ del XIV sec., Circolo culturale Ars et Labor;
– Archivio Storico comunale di Vercelli;
– Corpus Statutorum Canavisii, Vol. II,  Giuseppe Frola.